A due anni dall’introduzione della composizione negoziata della crisi d’impresa, è possibile tracciare un bilancio sui pregi e difetti di questo strumento, che ha rappresentato una significativa innovazione nel panorama normativo italiano.
Introdotta con il Decreto-legge 24 agosto 2021, n. 118, e consolidata nel Codice della Crisi d’Impresa e dell’Insolvenza (D.lgs. 14/2019), la composizione negoziata si propone come un percorso stragiudiziale e riservato per aiutare le imprese a superare situazioni di crisi economico-finanziaria.
Uno dei principali vantaggi della composizione negoziata è la sua natura riservata.
Le trattative tra l’imprenditore, i creditori e le altre parti interessate si svolgono in modo confidenziale, senza l’intervento del tribunale. Questo aspetto è fondamentale per proteggere l’immagine dell’impresa e garantire la continuità operativa durante il processo di risanamento. La riservatezza, infatti, evita che la crisi dell’impresa diventi di dominio pubblico, riducendo il rischio di perdita di fiducia da parte di clienti e fornitori.
Un altro pregio significativo è rappresentato dalla flessibilità della procedura.
L’imprenditore, con l’assistenza di un esperto indipendente, ha la possibilità di negoziare direttamente con i creditori e di trovare soluzioni personalizzate per il risanamento dell’impresa. Questo approccio consente di adattare le soluzioni alle specifiche esigenze dell’impresa, aumentando le probabilità di successo. I dati aggiornati al maggio 2024 mostrano che su 1.450 istanze presentate, il 21,2% si è concluso con esito favorevole, un risultato incoraggiante considerando la complessità delle situazioni di crisi affrontate.
Tuttavia, la composizione negoziata presenta anche alcuni difetti.
Uno dei principali limiti è la necessità di un’adeguata preparazione e competenza da parte dell’imprenditore.
La procedura richiede la presentazione di un progetto di piano di risanamento e un piano finanziario per i successivi sei mesi, documenti che possono risultare complessi da redigere senza l’assistenza di professionisti esperti. Questo può rappresentare un ostacolo per le piccole imprese che non dispongono delle risorse necessarie per avvalersi di consulenze specialistiche.
Un altro difetto riguarda la durata e i costi della procedura. Sebbene la composizione negoziata sia concepita come uno strumento rapido e meno oneroso rispetto alle procedure concorsuali tradizionali, in alcuni casi le trattative possono prolungarsi per mesi, comportando costi significativi per l’impresa.
Inoltre, non tutte le imprese riescono a raggiungere un accordo con i creditori, come dimostrato dal fatto che il 76% delle imprese ha richiesto misure protettive del patrimonio, ma solo il 18% delle istanze archiviate si è concluso con esito favorevole.
In conclusione, la composizione negoziata della crisi d’impresa rappresenta un importante strumento per il risanamento delle imprese italiane, offrendo un percorso riservato e flessibile per affrontare le difficoltà finanziarie.
Tuttavia, la sua efficacia dipende in larga misura dalla competenza e dalla preparazione dell’imprenditore, nonché dalla capacità di negoziare con i creditori.
Nonostante i limiti, i risultati ottenuti nei primi due anni di applicazione indicano che la composizione negoziata può essere una soluzione valida per molte imprese in crisi, contribuendo a mantenere vivo e dinamico il tessuto economico del paese.


